Tre euro

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Tre euro rappresentano l’aumento che, con la finanziaria appena varata, corrisponderanno, nel 2025, all’aumento delle pensioni minime, da 618 a 621 euro. I pensionati d’Italia ringraziano, per i due caffè al mese in più che adesso potranno concedersi. E un plauso particolare va anche all’attuale Presidente del consiglio che, conscia delle condizioni di estrema indigenza in cui versa una buona parte del nostro Paese, ha provveduto a sanare questa insopportabile sperequazione, provvedendo così sollievo a chi attendeva da questo Governo una mano d’aiuto. D’altra parte è proprio lei che, trionfalisticamente, ha fatto sapere urbi et orbi che il suo Governo “ha i risultati migliori dai tempi di Garibaldi” (la Repubblica 26 ottobre 2024). Ovvero, da quasi un secolo e mezzo nessun governo, monarchico o repubblicano, ha mai fatto così tanto per il nostro Paese. Se si potessero attribuire i voti per le vanterie, alla “sorella d’Italia” andrebbe dato il 110 cum laude! E, per di più, al coro dei consensi si aggiunge anche quello del settimanale inglese The Economist che ha “osato” scrivere, parlando delle sue strategie politiche, che “Machiavelli sarebbe orgoglioso di lei”! Con tutto il rispetto per la maturità linguistica della nostra Premier, non crediamo che la lettura de “Il Principe” sia fra le sue letture di formazione, anche se lei asserisce di “rileggerlo”, e forse neanche dell’autore dell’articolo inglese.

Forse qualcosa di “machiavellico”, in senso negativo, la nostra Giorgia può rivendicarlo, se si riferisce all’arte di accreditarsi traguardi e risultati immeritati, se è vero come è vero, che fra i 27 paesi dell’area Ocse siamo al sedicesimo posto e all’ultimo fra quelli del G7. Sappiamo tutti in quale deplorevole condizione versa la nostra sanità, eppure l’ineffabile Presidente ha asserito di aver “stabilito un record nella storia d’Italia”, destinando al Fondo sanitario nazionale 136 miliardi per il 2025 e 140 per il 2026. Cifre di tutto rispetto, effettivamente, se non fosse che in tutto il mondo la spesa sanitaria si misura tenendo conto dell’inflazione e dello sviluppo di ogni Paese. E il parametro di misura è il rapporto spesa/Pil, lo stesso utilizzato dalla Commissione Europea nei suoi rapporti, e anche dall’Eurostat, in base al quale parametro l’Italia si merita la statistica veramente deludente cui abbiamo accennato sopra. Ma, al di sopra delle statistiche e dei numeri, l’efficienza o meno del nostro Sistema Sanitario Nazionale si misura in un modo molto più semplice, e cioè con quasi 5 milioni di cittadini che sono stati costretti a rinunciare alle cure mediche perché non possono permettersele, con i medici e il personale infermieristico che masticano amaro, e con l’assurdità di un sistema nel quale a chi ha bisogno urgente di terapie salvavita vengono fissati appuntamenti a mesi se non anni di distanza, lasciando loro tutto il tempo di andarsene togliendo il disturbo. Per non menzionare i cosiddetti “viaggi della speranza”, che costringono persone invalide a spostamenti onerosi e faticosi alla ricerca di un centro di eccellenza per cure che in sede non esistono e, per dire la verità, a volte non esiste neppure l’ingessatura di una gamba rotta, alla quale si rimedia con del cartone, come di recente accaduto in ospedali siciliani. Eppure la Costituzione è molto chiara al riguardo, in quanto così recita all’art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La salute, pertanto, è un “diritto” inalienabile, ma così com’è tutelata dall’attuale Governo, di tutto si può parlare tranne che di diritto costituzionalmente rispettato.

Il mondo è sull’orlo di un disastro globale; mai tanta incertezza ha regnato sovrana, mai tanti conflitti lo hanno agitato e lacerato contemporaneamente, ai quali si aggiunge il raccolto di ciò che abbiamo seminato violentando la natura e l’ambiente, con il suo carico di morte e distruzione. Sarebbe quindi un gesto di grande responsabilità da parte di chi ha responsabilità di governo, quello di ridurre al minimo, se non di eliminare, le storture che rendono la vita difficile a molti cittadini, i quali spesso reagiscono emotivamente, per così dire “con la pancia”, alla ricerca dell’“uomo forte” che metta a posto le cose, consegnandosi così al primo imbonitore capace di attrarli a sé con promesse che poi non manterrà e con le quali si accattiva il consenso popolare. La prima cosa che un vero governo democratico ha l’obbligo di fare è quella di rispettare la Costituzione e i suoi principi e, principalmente, rispettare l’ordinamento costituzionale che prevede il massimo riguardo per il bilanciamento dei poteri nel rispetto ciascuno delle proprie prerogative. Quella, invece, a cui stanno assistendo ormai da troppo tempo i cittadini è una lotta senza quartiere fra governo e giudici, che mette seriamente a rischio la democrazia e che indebolisce il rispetto e la fiducia dei cittadini verso queste istituzioni fondamentali del nostro vivere civile. Ne abbiamo già parlato, ma è opportuno ripeterlo: come reagisce il cittadino comune ad una legge che abolisce il reato più odioso e diffuso nel nostro Paese che è quello dell’abuso d’ufficio? Un reato che discrimina fra chi ha “agganci” e può ottenere ciò che vuole, e chi non ha “santi in paradiso” e rimane sempre con le pive nel sacco, vedendo disattese le sue legittime aspettative rispetto a chi gli passa davanti perché a suon di mazzette e di favori ottiene quello che non gli spetta? Con l’abolizione di questo grave reato viene a mancare un decisivo freno inibitorio rispetto alle deviazioni dei funzionari pubblici, trattandosi di una norma che tutelava i cittadini dagli abusi del potere, da quelli del vigile urbano che non contravvenziona gli amici, a quelli del sindaco o degli amministratori – anche magistrati – che aiutano gli amici e gli amici degli amici o colpiscono i nemici.

Potremmo continuare a lungo su questa strada, menzionando le tante, troppe, inadempienze da attribuire all’attuale Governo che però, con una scrollata di spalle, spesso e volentieri se ne libera attribuendole all’eredità dei governi precedenti. Un paese si definisce civile quando rispetta e tutela i diritti dei cittadini più deboli e indifesi, e anche quando tratta con umanità e rispetto i cittadini che hanno violato le leggi e che scontano la pena nelle nostre carceri. 120 anni fa Filippo Turati pronunciò un’esaustiva analisi per la riforma carceraria — era il 19 marzo 1904 — e il suo discorso fu pubblicato con il suggestivo titolo, “I cimiteri dei vivi”. Dopo più di un secolo, il problema non è ancora stato risolto e, con la riforma di recente approvata dal Parlamento, sono cresciuti a dismisura i reati cosiddetti “minori” o di lieve entità, di conseguenza sovrappopolando enormemente la popolazione carceraria, riguardo alla quale esistono dei limiti di legge alla capienza delle carceri che vengono regolarmente disattesi. Le nostre case di pena sono veramente di “pena”, mentre dovrebbero servire alla riabilitazione del detenuto che, invece, è alla mercé del più forte e alla “legge della giungla” che vige indisturbata nelle carceri. Crudamente, si potrebbe dire che il carcere è un cimitero non metaforicamente. I numeri parlano da soli. A metà ottobre si sono verificati 75 suicidi, 1.564 tentati suicidi, 105 morti “naturali”, e 10.301 casi di autolesionismo. E non è ancora finita. Siamo in attesa di vedere approvato il disegno di legge Sicurezza che potrà riempire le celle di donne in gravidanza, di borseggiatrici rom, di disobbedienti e perfino di coltivatori di canapa tessile. Mi permetto di suggerire alla signora Meloni di dedicarsi alla lettura, anziché di Machiavelli, di Cesare Beccaria in Dei delitti e delle pene (tascabili economici Newton, 1994) che, nonostante i quasi due secoli trascorsi, costituisce un eccellente breviario per chi volesse comprendere in profondità quel mondo alla maggior parte di noi così lontano, ma che riguarda altri esseri umani che hanno il diritto di essere trattati con giustizia, sì, ma anche con umanità. I componenti dell’attuale Governo, invece, come un vice premier, aizzano all’odio e vorrebbero riempire le carceri di persone reiette, vilipese, senza risorse, definendole “cani e porci” e considerandole esseri umani di serie “B”, non meritevoli di comprensione e rispetto. Nulla viene fatto, invece, contro gli sfruttatori di questa umanità dolente che è costretta a vivere in condizioni spaventose alle quali non può sottrarsi perché sotto ricatto, e quindi ad accettare lavori da schiavi, mal retribuiti in condizioni disumane, mentre noi godiamo del lavoro di questi poveri miserabili ai cui sfruttatori non viene fatto niente, così da permettergli di prosperare sulle sofferenze altrui. Quindi, dai tre offensivi euro ai pensionati minimi, alla mancanza di cure adeguate alle classi meno abbienti, al rispetto della legge da parte dei “colletti bianchi”, sono tante le cose di cui questo governo dovrebbe seriamente occuparsi, invece di fare propaganda quotidiana, sostenuta dalla stampa di regime che ne fa una sorta di Metternich della politica europea, quando in fondo in fondo il suo capo è rimasta una underdog della Garbatella!

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