Diario di uno che vorrebbe capire: 28 giugno 2023

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Ci eravamo chiesti, dopo i ripetuti ricoveri di Berlusconi al San Raffaele, quale delle due eccellenze l’avrebbe vinta, se quella del più longevo politico italiano o quella della sanità privata nazionale. C’è riuscita la seconda regalando al Governo l’occasione per una autocelebrazione faraonica di cui non si conoscono precedenti. Funerali di Stato, lutto nazionale, omelia astutamente assolutoria. Mancavano solo le Frecce Tricolori, ma in compenso è scattato subito dai cuori più puri l’invocazione “Santo subito”. Per chi avrebbe meritato al massimo il condono di qualche anno di Purgatorio una esagerazione inconcepibile, come del resto tutta la cerimonia. Ma il personaggio era l’incarnazione dell’eccesso in tutte le sue possibili manifestazioni: tale è senza dubbio il mausoleo che ospiterà le sue ceneri anche se, paradossalmente, con la scomparsa di Berlusconi Forza Italia diventerà un modesto partito di nicchia.

Pur nella grandiosità ingombrante della sua esistenza, Berlusconi merita tutta la pietà umana che però spetta anche a quegli italiani che ne hanno pazientemente subìto per anni le spiacevoli conseguenze. Quindi, pietà per tutti. Non esclusi quegli sfortunati miliardari che, prede anche loro del gusto per l’esagerazione, hanno sborsato 250.000 dollari a testa (il pakistano addirittura 500.000, avendo costretto a seguirlo anche il figlio riluttante) per andare a guardare da vicino, in fondo all’Atlantico, lo scafo dilaniato del Titanic. E a che scopo? Forse per rinverdire nella loro morbosa memoria l’angoscia provata da tremila naufraghi? Non sarebbe stato più edificante e culturalmente apprezzabile andare a vedere, che so, gli antichi mosaici sommersi qui da noi a Baia, o qualcosa di simile? No, il punto è che bisogna esagerare se si vuol fare qualcosa di diverso e di superiore agli altri: più furbo Elon Mask che su Saturno intende mandarci gli altri e possiamo essere certi che qualcuno troverà.

La nostra è l’epoca degli eccessi, l’apoteosi dell’esagerazione. Si è perso il senso della misura e si gettano migliaia di euro per effimere esibizioni della propria ricchezza o del proprio ego. In tono minore ma non meno allarmante si potrebbero citare matrimoni, comunioni e tutte le occasioni di festeggiamento che inducono chi deve sobbarcarsi la spesa a rinviarne la celebrazione: anche per questo fioccano le convivenze. Inutile aggiungere che i matrimoni devono essere coronati, ad ogni costo, da un viaggio di nozze che deve restare nella memoria degli sposi, visto che difficilmente potranno in seguito permettersene altri.

Sane virtù la moderazione e la giusta valutazione dei propri limiti. Per anni avevo desiderato partecipare ad un corso per sommelier perché amo il vino e lo considero una delle espressioni più nobili dell’attività umana. Finalmente in pensione, pensai che era giunto il momento di dare sfogo alla mia aspirazione. Ma poi riflettendo mi sono posto un po’ di domande: “Sei sicuro che giudicare quanto un vino sia tannico o minerale o se richiami effettivamente frutti rossi con un lieve sentore di cuoio ti renderà più felice?”; “Sarà giusto, una volta entrato nella cerchia dei veri intenditori, spendere 150 euro per un Sassicaia che potrebbe anche deluderti rispetto all’eccellente aglianico del Vulture che puoi concederti di tanto in tanto a cuor leggero?” Alla fine ho preferito rimanere serenamente al di qua della barriera, nel campo dei semplici appassionati. La stessa ragione per la quale, ad esempio, non ho fatto il ginecologo.

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