Il Diario dell’inquietudine: 8 gennaio 2022

tempo di lettura: 2 minuti
pagina di diario

Se il Covid fino alla variante delta ha condizionato pesantemente le relazioni sociali, la variante omicron rischia di compromettere addirittura la relazioni interfamiliari. La sua diffusività non risparmia quasi nessuno e quindi ha coinvolto più o meno intensamente tutti i nuclei familiari.

Il tracciamento dei contagi è diventato l’hobby prevalente tra chi cerca di capire chi e quando ha portato in casa il virus. L’ombra del sospetto aleggia su chi sapeva di essere infettato e non ce l’ha detto, oppure ha stupidamente sottovalutato quello che gli sembrava un banale raffreddore.

Questa ossessiva attività indagatoria sta creando discussioni incessanti e non raramente veri dissapori specialmente tra i gruppi familiari che si sono incontrati per cenoni natalizi o festeggiamenti di san Silvestro. E, per quanto la sintomatologia sia di regola più lieve, vien fatto talvolta di pensare a quell’antica filastrocca, portata al successo qualche decennio fa da Angelo Branduardi, dal titolo “Alla fiera dell’Est”, che adattata all’epidemia in atto potrebbe suonare più o meno così: “La variante omicron un bel giorno mio padre beccò. E venne lo zio che infettò sua moglie che contagiò il figlio che incontrò un cugino che andò a trovare il nonno che al Creatore mio padre mandò”.

Ma gli esperti ci dicono che si prevede un picco di contagi per la fine di gennaio. Ci saranno inevitabilmente molti casi gravi con conseguente congestione dei reparti di terapia sub-intensiva ed intensiva. Al momento qui a Napoli si teme anche una forte pressione sui cimiteri che non potranno garantire una rapida e dignitosa sepoltura a chi cadrà vittima del Covid. Il crollo di una parte del Cimitero della Pietà, causato alcuni giorni orsono dai lavori della linea metropolitana, ne sta infatti condizionando la recettività. E le operazioni di recupero delle salme e di assemblaggio dei frammenti di chi è uscito dal crollo con le ossa rotte appaiono complesse e delicate anche sotto il profilo giudiziario. I possibili errori di ricostruzione delle salme esporranno gli operatori a seri rischi: il clima aggressivo e, tutto sommato, predatorio che spinge molti parenti ad incolpare il personale medico e sanitario dell’inatteso decesso del nonno ultranovantenne lasciano presagire azioni giudiziarie da parte di chi obietterà che la tibia attribuita alla vecchia bisnonna non è sua perché non porta i segni della frattura subita nel 1926 per una banale caduta. Insomma un vero disastro. Se proprio vogliamo vedere la vicenda del crollo in senso positivo dobbiamo pensare che prima o poi la metropolitana arriva. Basta attenderla con pazienza.   

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Torna in alto