Il nostro giornalismo “lento”

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Peter Laufer, Manifesto per un consumo critico dell’informazione (Sironieditore.it: libri: slow news)

Sono ormai trascorsi cinque anni da quando questa testata giornalistica si è aggiunta ufficialmente al mondo dell’informazione. Ritengo che il tempo trascorso sia sufficiente per tracciare un bilancio dell’attività svolta; per farlo è utile rifarci agli obiettivi esplicitati da Gaetano Placido, ideatore e fondatore del giornale: «Perché “zona grigia”? L’Italia è fra i Paesi con il più alto numero di testate giornalistiche (sia cartacee che online), eppure a questo dato non corrisponde una altrettanto elevata qualità dell’informazione. … Per questo, quando abbiamo deciso di scendere in campo, provando ad inserirci nello smisurato universo mediatico, ci siamo a lungo chiesti, con spirito di umiltà, di cosa avesse bisogno un lettore per formarsi un’idea il più possibile chiara e trasparente dell’attuale complessa quotidianità. La risposta che ci siamo dati è stata quella di provare a farlo entrare consapevolmente nella “zonagrigia” dell’informazione per permettergli di disvelarne opacità, impenetrabilità, manipolazioni. Una “zonagrigia” dove i poteri forti, tra i quali va compreso il cosiddetto “quarto potere”, cercano di allevare coscienze sempre meno critiche e sempre più inclini ad una cieca acquiescenza che non tollera alcun “diritto di replica”. È questa strategia “subliminale” che, nel nostro piccolo, vorremmo provare a scardinare, palesando retroscena, offrendo differenziati punti di vista, argomentando le notizie. …»

Appare evidente che www.zonagrigia.it nasce come risposta alla invadenza del mondo nelle news, tanto dal punto di vista dei produttori quanto da quello dei consumatori; questo giornale si propone di aiutare i propri lettori ad acquisire un ruolo di consumatori critici, capaci, se necessario, di mettere in discussione le notizie che promettono soluzioni semplici a problemi complessi. Non a caso è ricorrente il nostro impegno sul fronte delle problematiche del lavoro con la costante denuncia del fatto che, da tempo, l’occupazione tende a essere precaria, non protetta e mal pagata: nella situazione attuale non è accettabile una modalità di ripresa fondata sulla precarietà di troppi e sulla creazione di sempre nuove disuguaglianze; i lavori dignitosi – per usare le parole del prof. Gianmarco Ottaviano della Bocconi – «sono quelli che rispettano non solo i diritti fondamentali delle persone, ma anche i diritti dei lavoratori in termini di sicurezza sul lavoro e di retribuzione, salvaguardandone l’integrità fisica e psichica nell’esercizio dell’attività lavorativa. In questo senso, un posto di lavoro è “buono” nella misura in cui garantisce un reddito equo, sicurezza sul posto di lavoro e protezione sociale per le famiglie, migliori prospettive di sviluppo personale e integrazione sociale, libertà per le persone di esprimere le proprie preoccupazioni, di organizzare e partecipare alle decisioni che riguardano la loro vita, parità di opportunità e trattamento per tutte le donne e gli uomini.» (Il Sole 24 ore di ieri). Per giunta, l’aumento dell’occupazione, registrato in questi mesi, non solo è ridotto in termini numerici, ma riguarda quasi esclusivamente il lavoro dipendente con contratti a termine.

Il nostro giornale persegue una forma di giornalismo “lento”, ma accurato, verificabile, improntato a princìpi di trasparenza, che per la sua indipendenza tende però a differenziarsi dal mélange informativo che pervade la società odierna. Siamo inviluppati in una dimensione così veloce, tutto è così frenetico, le notizie sono prodotte in un ciclo continuo che non riesce a catturare l’attenzione di un pubblico continuamente sollecitato; per contrasto, desideriamo trovare il tempo per rallentare.

L’informazione “lenta” è fatta di notizie di qualità, ma che non costituiscono un tipo di informazione che richieda particolari strumenti culturali, o un particolare sforzo intellettuale, per essere compresa e goduta; eppure, da non pochi riscontri abbiamo ricavato l’impressione che una buona fetta di nostri lettori sia costituita da utenti più “attrezzati” dal punto di vista culturale e tecnologico a gestire il loro rapporto con l’informazione.

Infine, last but not least, di solito l’informazione è un privilegio, nel senso di qualcosa che ha un costo diretto o indiretto che sia, la nostra è offerta gratuitamente. Qualcosa di gratis viene spesso inteso come privo di qualità, invece speriamo ardentemente che i nostri lettori credano che fruire di ciò che produciamo arricchirà le loro vite.

2 commenti su “Il nostro giornalismo “lento””

  1. elio mottola

    Osservazioni più che opportune e, ci auguriamo tutti, capaci di allargare quantità e qualità dei lettori e dei collaboratori.

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