Petrolini ritrovato

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Ettore Petrolini (Fonte: Wikipedia)

Una nuova perla si è aggiunta nei giorni scorsi alla collezione con la quale l’on. Sgarbi ha inteso connotare la propria figura pubblica. L’espulsione dalla Camera dei Deputati, non sappiamo se subìta o provocata, è diventata sin da subito oggetto di grande attenzione, specialmente da parte dei social che hanno immediatamente accostato, con encomiabile ironia, la triste scena ripresa in Parlamento con la “Deposizione” di Raffaello custodita alla Galleria Borghese: cosa che per un critico d’arte potrebbe suonare vagamente irridente. Non per lui, che quanto a sottigliezza lascia un poco poco a desiderare.

L’ultima scurrile pagliacciata televisiva di Sgarbi risale allo scorso marzo ed ha avuto come bersaglio nientemeno che Barbara D’Urso, che peraltro non gli è politicamente ostile. Un paio di anni fa la vittima fu Giampiero Mughini (anche lui talvolta sopra le righe ma non nella circostanza) sotto l’occhio benevolo di Maria Giovanna Maglie, mina vagante nelle reti Rai sin dalla formazione del governo gialloverde, che la sosteneva. Sulla straordinaria attitudine di Sgarbi alla rissa non sussistono dubbi. Benché molti conduttori televisivi oggi lo chiamino confidenzialmente “Vittorio”, forse per ingraziarselo e prevenire raffiche di insulti, sempre possibili, nessuno potrà cancellare il ricordo dei suoi atteggiamenti provocatori e volgarmente offensivi che una trentina di anni fa dettero luogo allo, speriamo indimenticato, scontro con Roberto D’Agostino, auspice, in quel caso, un altro esempio di moderazione che fu Giuliano Ferrara, la cui assenza dagli schermi non turba il sonno di tanti italiani.

Così come nessuno deve dimenticare che le filippiche di Sgarbi contro la magistratura non sono una novità ma una costante in cui esibisce, ormai da anni, una sorta di furibonda difesa di trasgressioni più o meno gravi, a partire da quelle di Berlusconi, suo primo sponsor e poi riferimento politico per qualche decennio. E tutto ciò sempre ergendosi a disinteressato cultore e difensore del “bello”. Diventa abbastanza docile solo quando l’invito è occasionato dalla presentazione dell’ultima delle sue numerose pubblicazioni. Perché c’è gente che comunque lo apprezza come critico d’arte, per quanto la volgarità ben poco si concili con la comprensione del “bello”.

Ignoriamo se le sue presenze siano state remunerate e ci piacerebbe sapere se la RAI gli abbia riconosciuto nel tempo gettoni di presenza o rimborsi spese, la cui erogazione potrebbe costituire un esborso ingiustificato per il danno d’immagine che la sua sola presenza nelle reti pubbliche può rappresentare per un Paese che si proclama civile. Certamente, se le presenze di Sgarbi in TV sono molto più frequenti di quelle di un Philippe Daverio, il critico d’arte col papillon, esempio, oltre che di competenza e di originalità, anche di compostezza, un motivo ci sarà. Ed è sempre lo stesso: per fare ascolti e vendere pubblicità si portano sullo schermo agitatori sia dilettanti che professionisti. Sgarbi fa sicuramente parte della schiera di questi ultimi. Non sappiamo se lo fa per vocazione o per un calcolo politico che, dati i tempi, non sarebbe condannabile più di tanto: quanti tribuni del popolo siedono oggi in Parlamento (per la verità anche non poche donne)? L’elezione a cariche pubbliche di personaggi chiassosi della scena televisiva rappresenta ormai una forma corrente di “consacrazione” della notorietà. Basti pensare a Gianluigi Paragone oggi senatore 5 Stelle, già direttore de “La Padania”, organo di stampa della Lega Nord, e poi conduttore televisivo de “La gabbia”. Dalla ribalta televisiva Paragone ha sparso per quattro anni a piene mani il qualunquismo antisistema e l’antieuropeismo che lo hanno proiettato nel Parlamento italiano, eletto nelle liste del M5S al quale aveva aderito condividendone entusiasta la posizione no-vax. Dallo stesso talk show hanno spiccato il volo verso il Parlamento, candidati dalla Lega, economisti fino allora semisconosciuti, come Claudio Borghi e Alberto Bagnai, mentre Antonio Maria Rinaldi e Francesca Donato, anch’essi economisti del medesimo rango, venivano catapultati nel consesso parlamentare europeo. La conclusione, valida per Sgarbi ma, come abbiamo ricordato, per molti altri, è che i media ti preparano la strada e i telespettatori te la aprono eleggendoti. Sono loro, in ultima analisi, i veri responsabili. È quindi a loro che possiamo dedicare la famosa battuta di Petrolini, il quale, rivolgendosi ad uno spettatore che si ostinava a fischiarlo da un palco, gli disse: “Io nun ce l’ho con te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto”, modificandone il finale in “…ma co’ quelli che sul palco te ce hanno fatto salì.”

1 commento su “Petrolini ritrovato”

  1. Condivido appieno! Sgarbi, del quale in passato ho apprezzato le capacità di critico e storico dell’arte, è uno di quei personaggi che vengono invitati ai talk show esclusivamente per provocare risse in grado di generare incrementi degli ascolti.

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